Vitamina C in grado di uccidere il cancro

Scoperta senese apre la strada ad una nuova e rivoluzionaria cura del retinoblastoma

Il professor Giovanni Grasso: «Abbiamo la dimostrazione inequivocabile che l’acido ascorbico, a tutti più noto come Vitamina C, è in grado di uccidere, a dosi elevate, le cellule di retinoblastoma»

Il dottor Domenico Mastrangelo: «Agisce come un pro-ossidante, generando acqua ossigenata, altamente tossica solo per le cellule tumorali»

vitamina c

Arriva da Siena e dal gruppo di ricerca del professor Giovanni Grasso del Dipartimento di Scienze Mediche, Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena, la scoperta che potrebbe aprire la strada ad una nuova e rivoluzionaria cura dei tumori. In particolare del retinoblastoma, (http://it.wikipedia.org/wiki/Retinoblastoma) tumore degli occhi che colpisce i bambini di età tra zero e tre anni e che vede nel policlinico “Le Scotte” di Siena un centro di eccellenza e un punto di riferimento nazionale per la sua cura.

«Dopo anni di ricerche – spiega il professor Giovanni Grasso – abbiamo la dimostrazione inequivocabile che l’acido ascorbico, a tutti più noto come Vitamina C, è in grado di uccidere, a dosi elevate, le cellule di retinoblastoma. Lo studio, effettuato su cellule derivate da questo tumore, stabilizzate e in linea continua, è stato pubblicato dal Journal of Clinical and Experimental Ophthalmology». Per il momento si tratta di una sperimentazione in laboratorio, su cellule trattate in vitro. Ma le aspettative sono reali. «Si tratta – continua il dottor Domenico Mastrangelo, curatore della ricerca coadiuvato da Lauretta Massai – di risultati di laboratorio che dovranno necessariamente trovare un riscontro “clinico”, mediante la verifica dell’efficacia delle alte dosi di vitamina C». «I dati sperimentali ottenuti in vitro e la presenza, presso l’azienda ospedaliera senese del centro di riferimento nazionale per la diagnosi e cura del retinoblastoma, potrebbero rendere più che realistica la possibilità che la verifica dell’efficacia clinica della Vitamina C ad alte dosi, per via endovenosa, possa esser fatta sui piccoli pazienti colpiti dal tumore».

Gli studi e i risultati senesi trovano riscontro anche in sperimentazioni portate avanti fuori dai confini italiani. «In America, studi clinici su pazienti affetti da cancro pancreatico, – continua il dottor Mastrangelo – dimostrano che, anche a dosi elevate, la vitamina C è altamente tollerabile per via endovenosa. In più, a dosi elevate essa agisce come un pro-ossidante, generando acqua ossigenata, altamente tossica solo per le cellule tumorali, che sono sprovviste dell’enzima (la catalasi) in grado di metabolizzare e distruggere l’acqua ossigenata. L’acqua ossigenata non metabolizzata danneggerebbe (ossidandole) tutte le strutture della cellula tumorale, portandola a morte». A questo punto manca soltanto la prova sul campo. «Questa scoperta, se convalidata da studi clinici, può rappresentare una vera e propria rivoluzione nell’ambito della terapia del retinoblastoma e forse anche di altri tumori», conclude il dottor Mastrangelo.

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Auguri speciali dal Consorzio del Chianti Classico

Il biglietto di auguri del Consorzio

Il biglietto di auguri del Consorzio

Quest’anno gli auguri hanno avuto un sapore particolare, quello della solidarietà. Il Consorzio Vino Chianti Classico ha scelto la nostra associazione come destinataria di un contributo di mille euro. Invece di spendere in regali e gadget, bottiglie di vino e altro, il Consorzio ha pensato di aiutare alcune associazioni del territorio. Di questo non possiamo che esserne grati. E il loro contributo, insieme ai soldi ricavati dalla cena di giugno, quella a Palazzo Guicciardini, andrà per una borsa di studio che partirà nei prossimi giorni. Una borsa di studio per sei mesi di lavoro che servirà a garantire continuità all’attività svolta nel reparto di Oculistica dell’Ospedale Le Scotte di Siena.

Per il contributo del Consorzio del Gallo Nero i ringraziamenti vanno al presidente Sergio Zingarelli, al direttore Giuseppe Liberatore, a Silvia Fiorentini e a Gerardo Giorgi. Un grazie davvero di cuore per la generosità dimostrata

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«A Siena eccellenza nella cura del retinoblastoma, alle Scotte nessuna discriminazione»

Il dottor Domenico Mastrangelo, ricercatore, parla della propria esperienza e delle novità per curare i tumori grazie alle sue ricerche adesso svolte in “esilio”.

 

Riguardo alle mie presunte dichiarazioni sui bambini affetti da retinoblastoma, ai quali ho sempre dato e continuerò a dare il sostegno ed il supporto del mio impegno nella ricerca di nuove terapie, confermo quanto riportato nella mia “Lettera aperta” dell’8 ottobre. Aggiungo che sarebbe un vero controsenso, per me, affermare che l’AOUS considera pazienti di serie B i bambini affetti da questo tumore per un motivo molto semplice: perché se il centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma è diventato una realtà, questo è dovuto solamente all’impegno della dottoressa Doris Hadjistilianou e mio personale, nell’ambito della ricerca su questa patologia.

Il dottor Domenico Mastrangelo

Nel 1991, su richiesta espressa del professor Renato Frezzotti, da sempre appassionato studioso del retinoblastoma, lasciai una posizione sicura presso la ditta Sclavo per passare un anno intero (con 800 mila lire al mese) al Wills Eye Hospital e al Kimmel Cancer Center della Thomas Jefferson University di Philadelphia, per apprendere nuove tecniche di biologia molecolare da applicare alla diagnosi ed eventualmente alla cura del retinoblastoma. Tornato in Italia, creai un laboratorio di genetica molecolare all’interno dell’allora Dipartimento di Scienze Oftalmologiche che poté utilizzare questa peculiarità e le professionalità da me nel frattempo acquisite, come trampolino di lancio per il dipartimento stesso, che da allora, comincio a raccogliere una casistica sempre più numerosa. Questa è storia che arroganti, prepotenti e disinformati farebbero bene a studiare, per poi imparare a praticare l’arte del silenzio, specialmente sulle cose di cui non sanno nulla!

Ad oggi, per altro, sebbene preso a calci nel fondoschiena da chi pensa che la Storia non abbia nulla da insegnare, il mio impegno per i bambini affetti da retinoblastoma non si è certo spento. Con la teoria epigenetica, ritengo di aver aperto un orizzonte completamente nuovo sulle prospettive terapeutiche della malattia, anche se questo lavoro sono costretto a farlo “in esilio” e grazie all’ospitalità del professor Giovanni Grasso.

Dunque, io evito accuratamente il gossip, specialmente su vicende tanto delicate, limitandomi a fare quanto è in mio potere, secondo le mie competenze e capacità professionali.

Resta il fatto, che essendo stato uno degli artefici (poi “ripudiato” perché diventato inviso a certi “baroni”) della creazione del centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, a Siena, mai e poi mai avrei potuto affermare che l’AOUS, che tale centro ospita, considera questi bambini pazienti di serie B. Sarebbe stata una forma patologica di masochismo, soprattutto perché una buona parte di ciò che il centro rappresenta, è legata proprio alla mia opera e alla mia professionalità.

Avrò, invece, senz’altro detto, in occasioni che nulla hanno a che fare con la presente, che i bambini affetti da retinoblastoma hanno una sorta di minusvalenza, nella patologia che li colpisce: in primo luogo perché affetti da un tumore e in secondo luogo perché affetti da un tumore raro e pertanto obbligati, per la diagnosi e la cura, a rivolgersi ai rari centri altamente specializzati, come quello di Siena, creato, appunto, anche grazie al mio sostanziale apporto nell’ambito della ricerca.

Questo detto, resta ancora fitto e irrisolto il mistero del perché un professionista qualificato e riconosciuto esperto di livello internazionale nell’ambito della ricerca sul retinoblastoma, che ha posto le basi per la creazione del centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, presso l’AOUS, non venga immediatamente reintegrato nel centro medesimo che potrebbe utilmente valersi della sua opera, delle sue competenze e della sua professionalità nell’ambito della ricerca oncologica.

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L’Aou senese ha sempre dedicato, e continuerà a farlo, massima attenzione verso i bambini affetti da retinoblastoma

Massima attenzione, come ha sempre fatto, da parte della Aou senese verso i bambini affetti da retinoblastoma. La replica della Azienda ospedaliera alla presa di posizione e alla lettera che il dottor Domenico Mastrangelo aveva inviato alla nostra associazione, conferma gli  impegni nei confronti della cura di un tumore che hanno fatto di Siena una eccellenza nazionale.  Come scrive l’azienda senese, «in riferimento a quanto dichiarato in data odierna (ieri ndr) dalla onlus “In Fondo ai tuoi occhi”, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese precisa che la vicenda che vede coinvolte l’AOUS e il dottor Domenico Mastrangelo, dipendente dell’Università di Siena, è al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, sede competente per ascoltare le ragioni di tutti i soggetti coinvolti. La Direzione Aziendale smentisce con forza le dichiarazioni fatte dal dottor Mastrangelo circa il “considerare i bambini affetti da retinoblastoma malati di serie B”, lesive non solo della dignità dei piccoli pazienti e delle loro famiglie ma anche della stessa Azienda che, sin da ora, si riserva di tutelare la propria immagine e reputazione, con ogni mezzo e nelle sedi opportune».
L’azienda, ricorda, anche l’importanza del lavoro svolto a Siena in materia di retinoblastoma. «Il centro retinoblastoma dell’Aou Senese, diretto dalla dottoressa Doris Hadjistilianou, esperta internazionale nel settore, ha sempre ricevuto la massima attenzione da parte dell’Azienda e così sarà per il futuro. Si tratta infatti di un centro di riferimento nazionale, nato sulla scia del grande impegno di oftalmologi senesi nello studio di questa neoplasia retinica maligna, che colpisce per lo più bambini fino ai due anni di età. Siamo stati i primi in Italia, in collaborazione con il reparto di Neuroimmagini, a sperimentare una nuova terapia, la chemioterapia selettiva in arteria oftalmica che ha dato risultati molto promettenti. Fino a oggi sono stati curati 69 occhi in 62 bambini per tumori alla diagnosi e per recidive, di cui più della metà ha potuto mantenere l’occhio destinato altrimenti all’enucleazione. Attualmente i bambini in cura presso il centro sono oltre 40 e provengono da tutta Italia e anche dall’estero».

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«L’Azienda ospedaliera senese considera i bambini affetti da retinoblastoma malati di serie B»

«L’Azienda ospedaliera senese considera i bambini affetti da retinoblastoma malati di serie B». Lo sostiene il dottor Domenico Mastrangelo, ricercatore senese in prima linea per lo studio del retinoblastoma scaricato dalle Scotte dove aveva una convenzione. E che adesso si indigna nello scoprire che l’Aous senese paga quasi 800mila euro per consulenti senza sfruttare le competenze interne. «L’Aous mentre da una parte licenzia un esperto di fama internazionale sul retinoblastoma, il sottoscritto, dall’altra spende fior di bigliettoni per consulenze inutili visto che le competenze interne ci sono tutte, e non riammette me in regime di convenzione».

Mentre valuta se sia il caso di fare un esposto alla Magistratura, il dottor Mastrangelo ha messo nero su bianco la propria protesta in una lettera inviata al direttore generale delle Scotte, Pier Luigi Tosi e al Rettore dell’Università di Siena Angelo Riccaboni. Nella sua lettera, che si può scaricare in versione integrale in calce a questo post, commenta l’articolo di un giornale locale dove si riportano i costi che il policlinico ha speso per consulenze da marzo ai primi di ottobre, circa 800mila euro. Questo senza utilizzare personale proprio, come invece invita a fare la Regione Toscana.

«Nel mio caso, il “personale proprio”, altamente qualificato, viene, invece, licenziato senza motivo», scrive il dottor Mastrangelo. «Nella delibera di revoca della convenzione, mi si scriveva che l’azienda era disposta a trattare una nuova collocazione per il mio rientro in convenzione. E sì che tra le mie quattro specializzazioni e il diploma di Omeopata, l’ex direttore generale (come pure l’odierno) aveva soltanto l’imbarazzo della scelta, per determinare una mia nuova collocazione. Ma essere in possesso di quattro specializzazioni, sembra non sia sufficiente, per la nostra azienda ospedaliera senese … e non basta ancora» visto che sono state chieste consulenze a «neurologi, psicologi, otorinolaringoiatri, ortopedici. Tutte figure professionali delle quali l’Aous è ampiamente dotata».

E se si guarda al caso del dottor Mastrangelo, tutto porta dedurre che «della mia opera in qualità di esperto internazionale sul retinoblastoma, l’Aous non avesse né, tuttora, ha alcun bisogno» «Circostanza, questa, davvero singolare – continua il dottor Mastrangelo – ove si pensi che l’Aous stessa ha un centro di riferimento nazionale per il retinoblastoma, con un solo medico che lavora al suo interno! Ma ancora più singolare è il fatto che diversi colleghi, nella circostanza del mio licenziamento, hanno scritto al direttore generale che si sarebbero volentieri avvalsi del mio apporto professionale, sia in campo oncologico, che tossicologico, così come nel settore dell’Omeopatia, sebbene queste richieste sono state tutte, sistematicamente ignorate».

lettera aperta

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A Siena gettate le basi delle linee guida europee per la cura del retinoblastoma

Sono state gettate a Siena le basi delle linee guida europee per la cura del retinoblastoma (http://it.wikipedia.org/wiki/Retinoblastoma). La definizione dei principi per il futuro protocollo sanitario per curare il tumore degli occhi che colpisce in bambini, sono arrivate durante la tavola rotonda al termine del congresso europeo “Ocular Oncology Day – Retinoblastoma guidelines” che si è tenuto oggi nella città del Palio. E al quale hanno partecipato i massimi esperti europei in materia di cura dei tumori. Come il professor Bertil Damato dell’Università di Liverpool.

L’importanza di linee guida condivise. «Sono venuto a Siena qualche giorno prima del congresso – ha detto – per toccare con mano il lavoro fatto dal gruppo della dottoressa Doris Hadjistilianou, responsabile del centro retinoblastoma dell’U.O.C. Oculistica delle Scotte di Siena. I loro lavori sono presenti da anni in tutti i congressi mondiali». Il professore è rimasto impressionato dai casi trattati e dalla procedura. «E’ importante trattare grandi numeri – continua Damato – per accrescere l’esperienza e poter tarare la cura su misura per ciascun paziente. Siena è un centro di riferimento importante a livello europeo e Siena si possono gettare le basi per linee guida europee per il trattamento del retinoblastoma». A Siena viene curato l’85% dei quasi 40 nuovi casi all’anno che si verificano in tutta Italia. «Quello che è importante – spiega la dottoressa Hadjistilianou – è, una volta individuato il tumore, fare una diagnosi veloce per salvare sia la vita, ma anche la vista, gli occhi. Purtroppo non puoi prevenire malattia, ma puoi avere attenzione al problema. A questo problema occorre una buona sensibilizzazione dei pediatri che devono prescrivere visite oculistiche ai primi campanelli di allarme».

Quello che è emerso durante il congresso è il ruolo che Siena svolge nella cura del retinoblastoma. Tutti sono rimasti colpiti dal metodo, dalla tecnologia messa in campo e dal rapporto con i piccoli pazienti. «Uno degli elementi importanti del protocollo senese – commenta il professor Damato – è l’utilizzo delll’imaging (l’uso di tecniche di risonanza magnetica ndr) per la valutazione dei tumori. Lo prevede il protocollo utilizzato a Siena e un protocollo è importante non solo per trattare i pazienti. Ma anche confrontare i risultati con gli altri centri. Tutti debbono “parlare” allo stesso modo. Per questo un protocollo unico è importante».

L’esperienza senese. Nel reparto di Oftalmologia del policlinico Le Scotte, che dall’inizio dell’anno ha visto 23 nuovi arrivi mentre sono più di 500 quelli seguiti nel follow up dal 1970 a oggi, la dottoressa Doris Hadjistilianou e il suo gruppo hanno messo a punto un protocollo che coinvolge più discipline mediche ha dato ottimi risultati. per combattere il retinoblastoma. Una malattia rara che colpisce i piccoli che a Siena ha il suo centro di riferimento nazionale. «Il protocollo all’azienda ospedaliera di Siena– spiega la dottoressa – è sovrapponibile ai protocolli europei e statunitensi per la cura della malattia. E’ innovativo, comprende non solo le terapie focali ma tutti i tipi di chemioterapia locale, intra vitreale, intra arteriosa e peribulbale, oltre alla chemio sistemica». Un protocollo che dà risultati molto positivi. «L’ultima terapia che abbiamo introdotto, la chemio intra arteriosa, ha permesso di salvare oltre il 50% degli occhi che in passato era destinato all’enucleazione». Il protocollo senese vede la collaborazione della Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica (Nint) e della Clinica Pediatrica

 

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Successo del protocollo senese per la cura del retinoblastoma

Quasi 40 nuovi casi all’anno in tutta Italia. Di questi oltre l’85% sono curati a Siena, nel reparto di Oftalmologia del policlinico Le Scotte, che dall’inizio dell’anno ha visto 23 nuovi arrivi mentre sono più di 300 quelli seguiti nel follow up. Il retinoblastoma, tumore dell’occhio che colpisce i bambini nei primi tre anni di vita, è una malattia rara che a Siena ha il suo centro di riferimento nazionale.

la dottoressa Doris Hadjistilianou

Il nuovo protocollo senese. «Il protocollo all’azienda ospedaliera di Siena– spiega la dottoressa – è sovrapponibile ai protocolli europei e statunitensi per la cura della malattia. E’ innovativo, comprende non solo le terapie focali ma tutti i tipi di chemioterapia locale, intra vetriale, intra arteriosa e peribulbale, oltre alla chemio sistemica». Un protocollo che dà risultati molto positivi. «L’ultima terapia che abbiamo introdotto, la chemio intra arteriosa, ha permesso di salvare oltre il 50% degli occhi che in passato era destinato all’enucleazione». Il protocollo senese vede la collaborazione della dottoressa Doris Hadjistilianou, responsabile del centro retinoblastoma dell’U.O.C. Oculistica, direttore il professor Edoardo Motolese, del dottor Carlo Venturi, direttore della Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica del policlinico Santa Maria alle Scotte (Nint) e della Clinica Pediatrica con il professor Paolo Balestri e il professor Alfonso D’Ambrosio.

«Il Nint – continua la dottoressa Hadjistilianou – supporta la nostra attività non solo nella terapia intrarteriosa, ma anche nel neuro imaging con il dottor Paolo Galluzzi che uno dei responsabili europei per gli studi della risonanza magnetica applicati al retinoblastoma».

Dati positivi per la qualità della vita dei bambini. Un lavoro di gruppo che ha datorisultati più che positivi e che ha visto crescere le aspettative di una vita normale per i piccoli pazienti. «Ovviamente la qualità dei risultati – commenta la dottoressa senese di origine greca – dipende dello stadio della malattia. Se si effettua una diagnosi precoce si ha una maggiore probabilità di conservazione sia del bulbo oculare, sia della vista. Se la diagnosi avviene in stadi avanzati si riducono sia la funzione, sia il mantenimento dell’organo».

Eccellenza per il retinoblastoma. Dunque, diventa fondamentale avere un’eccellenza come Siena. «Certo, è importante un centro di riferimento terziario, di alta specialità, per la diagnosi e la cura malattia come il retinoblastoma. Data la rarità e l’esiguo numero di casi in Italia all’anno, è importante che le esperienze accumulate in unico centro aiutino a focalizzare sempre di piu , in base ad una lunga esperienza ormai accumulata, su linee guida terapeutiche sempre più appropriate e selezionate in base allo stadio di malattia di ciascun piccolo paziente».

Siena punto di riferimento oltre i confini d’Italia. Grazie alla fama conquistata negli anni, Siena è il punto di riferimento non soltanto per i bambini italiani. «Abbiamo pazienti da tutta Italia e dai numerosi paesi Balcanici e del Mediterraneo. Arrivano bambini greci, per ovvi motivi, dal Kosovo, dalla Slovacchia, Polonia,romania, molti dall’Albania, ma abbiamo anche spagnoli e marocchini». Il gruppo senese può contare anche su un ottimo centro di ricerca che ha dato risultati nel campo della genetica, dell’epigenetica, della oncopatologia, e della neuroradiologia.

il professor Bertil Damato

Incontro europeo su ricerca e cura del retinoblastoma. E proprio sulla ricerca e sulla cura del retinoblastoma (http://it.wikipedia.org/wiki/Retinoblastoma) si farà il punto venerdì 21 settembre a Siena (hotel Garden) durante il congresso europeo “Ocular Oncology Day – Retinoblastoma guidelines” coordinato proprio dalla dottoressa Hadjistilianou. «Dal congresso vogliamo che escano linee guida per la diagnosi e la terapia a livello europeo. Questo a supporto non solo di una migliore assistenza verso i bambini, ma anche per una interazione dei centri di alta specialità europei e mondiali con i quali collaboriamo». I centri internazionali con i quali Siena collabora sono l’Università di Liverpool e il prof Bertil Damato, l’Università di Helsinky con il prof Tero Kivelä, l’Istituto Curie di Parigi e la professoressa Laurence Desjardins, l’Hôpital Jules Gonin di Losanna con il professor Francis Munier, il Wills Eye di Philadelphia dove lavora il professor Jerry Shields e il Memorial Hospital di New York con il professore David Abramson».

Il programma del Convegno di Siena

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